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Automazione con Make: cos'è e come si usa per le PMI
Cos'è Make (ex Integromat), come funziona e come le PMI italiane lo usano per automatizzare workflow senza scrivere codice. Guida pratica con esempi.
Tempo di lettura: 9 min
Guida operativa · Automazione processi

Make (già Integromat fino al 2022) è una piattaforma no-code che permette di connettere applicazioni e automatizzare workflow visivamente, senza scrivere codice. In pratica: definisci una sequenza di passi — "quando arriva una email con allegato, scarica il file, rinominalo e salvalo su Google Drive" — e Make la esegue automaticamente ogni volta che si verifica il trigger.
Per una PMI italiana è uno degli strumenti più pratici per iniziare con l'automazione dei processi aziendali: ha una curva di apprendimento bassa, un piano gratuito generoso e un'interfaccia visiva che rende i flussi comprensibili anche a chi non è tecnico.
In questa guida vediamo come funziona Make, come si costruisce un'automazione, quando conviene rispetto ad altre piattaforme e come evitare gli errori tipici.
In sintesi
- Make connette app e servizi in workflow visivi eseguiti automaticamente: nessuna riga di codice richiesta.
- Si usa per collegare email, CRM, Google Workspace, gestionali, e-commerce e qualsiasi servizio con API o webhook.
- È più potente di Zapier per flussi complessi (iteratori, rami paralleli, trasformazioni dati), ma ha una curva iniziale più ripida.
- Il piano gratuito (1.000 operazioni/mese) permette di testare prima di spendere.
- Per i dati personali di clienti EU va firmato il DPA con Make e registrato il trattamento ex Art. 30 GDPR.
Cos'è Make e come funziona
Make è una piattaforma di integrazione e automazione no-code. Il concetto centrale è il scenario: una sequenza visiva di moduli che si attiva su un trigger e poi esegue azioni in cascata.
Ogni scenario è composto da:
- Trigger: l'evento che avvia il flusso (una nuova email, un form compilato, un orario, un webhook in arrivo).
- Moduli: le azioni da eseguire (cercare un record su un CRM, inviare un messaggio su Slack, creare un file su Drive, chiamare un'API).
- Filtri e router: condizioni che diramano il flusso in percorsi diversi a seconda dei dati.
- Iteratori e aggregatori: per elaborare array di elementi (es. tutte le righe di un foglio Excel) uno per uno o in blocco.
Il canvas di Make è visivo: i moduli sono collegati da linee, come un diagramma di flusso. Questo rende i workflow leggibili anche a chi non li ha costruiti, il che è utile quando il team cresce o qualcuno si assenta.
Come si costruisce un workflow Make: passo dopo passo
- Crea uno scenario. Accedi a make.com, clicca "Create a new scenario" e si apre il canvas vuoto.
- Aggiungi il trigger. Clicca sul cerchio centrale e scegli l'app da cui parte il flusso (es. Gmail → "Watch Emails"). Configura le credenziali OAuth e i filtri di partenza (mittente, oggetto, label).
- Aggiungi i moduli successivi. Clicca sul "+" dopo il trigger per aggiungere la prima azione. Ogni modulo ti chiede quali dati in uscita dal modulo precedente usare: Make mostra un "data mapping" visivo in cui selezioni i campi.
- Aggiungi filtri o router se serve. Se il flusso deve comportarsi diversamente in base al contenuto, inserisci un filtro (condizione) o un router (ramo multiplo) tra due moduli.
- Esegui un test. Clicca "Run once": Make mostra l'esecuzione passo per passo, con i dati elaborati in ogni modulo. Identifica subito dove si rompe.
- Attiva e schedula. Una volta testato, attiva lo scenario e imposta la frequenza di polling (ogni 15 minuti, ogni ora) o lascialo reagire a un webhook in tempo reale.
Data mapping: il concetto chiave
In Make ogni modulo espone i propri dati come "variabili" che il modulo successivo può usare. Se il trigger recupera un'email, avrai disponibili {{1.subject}}, {{1.from.email}}, {{1.body.text}} e così via. Capisci questo e capisci Make: il 90% dei problemi di configurazione nasce dal non aver mappato il campo giusto.
Make per PMI: esempi pratici
Esempio 1 — Studio di consulenza: nuovi clienti da form a CRM
Uno studio di consulenza fiscale a Milano usa un form Typeform sul sito per raccogliere le richieste iniziali. Prima, qualcuno copiava i dati a mano nel CRM (HubSpot) e inviava l'email di conferma. Con Make:
- Trigger: nuova risposta Typeform.
- Crea o aggiorna il contatto su HubSpot con i dati del form.
- Invia un'email personalizzata al potenziale cliente (Gmail).
- Aggiunge una riga su Google Sheets usato per il tracking settimanale.
Tempo risparmiato: circa 5-10 minuti a contatto. Con 30-40 contatti al mese, sono ore.
Esempio 2 — E-commerce: nuovo ordine → aggiornamento magazzino e notifica
Un e-commerce di prodotti artigianali su WooCommerce riceve ordini da canali diversi. Make:
- Trigger: nuovo ordine WooCommerce.
- Decrementa la giacenza su un foglio Google Sheets usato come magazzino semplice.
- Se la giacenza scende sotto soglia, invia un alert su Slack al responsabile acquisti.
- Crea una spedizione bozza su Sendcloud.
Risultato: meno errori di sovravendita, meno avanti-indietro su WhatsApp per segnalare le scorte basse.
Esempio 3 — Officina meccanica: promemoria tagliandi
Un'officina con 400 clienti attivi voleva inviare promemoria tagliando senza dover chiamare uno per uno. Make legge un Google Sheet con data tagliando e numero di telefono, e per ogni riga con tagliando nei prossimi 15 giorni invia un SMS (via Twilio o un gateway SMS italiano). Lo scenario gira ogni giorno a mezzogiorno.
Questo tipo di automazione per il follow-up clienti ha un impatto diretto sul tasso di ritorno.
Make vs Zapier vs n8n: quale scegliere
| Criterio | Make | Zapier | n8n |
|---|---|---|---|
| Curva di apprendimento | Media | Bassa | Alta |
| Flussi complessi (rami, iteratori) | ✅ Ottimo | ⚠️ Limitato | ✅ Ottimo |
| Numero integrazioni native | ~1.500 | ~6.000 | ~400+ |
| Costo per volume medio | 🟢 Basso | 🔴 Alto | 🟢 Molto basso (self-hosted) |
| Hosting | Cloud (EU disponibile) | Cloud (US default) | Self-hosted o cloud |
| GDPR / dati EU | Piano EU disponibile | Richiede configurazione | Self-hosted = pieno controllo |
| Per chi è ideale | PMI, flussi articolati | Chi parte da zero, app di nicchia | Tecnici, dati sensibili |
Per un confronto approfondito tra le tre piattaforme vedi Make vs Zapier vs n8n. Per chi valuta solo le prime due, automazione con Zapier mostra i punti di forza dell'alternativa.
Integrazioni più usate in ambito PMI italiano
Make ha connettori nativi per la maggior parte degli strumenti usati dalle PMI italiane:
- Email e comunicazione: Gmail, Outlook, Slack, Microsoft Teams, WhatsApp Business (via API ufficiale).
- Google Workspace: Sheets, Drive, Docs, Calendar, Forms.
- CRM e vendite: HubSpot, Salesforce, Pipedrive, monday.com, Airtable.
- E-commerce: Shopify, WooCommerce, Prestashop.
- Fatturazione italiana: Fatture in Cloud (connettore nativo), altri gestionali via HTTP/API.
- AI: OpenAI/ChatGPT, Anthropic Claude, Google AI — per aggiungere elaborazione intelligente ai flussi.
Per i gestionali che non hanno un connettore nativo, Make ha un modulo HTTP generico: se il software espone un'API REST, puoi chiamarla direttamente. È il modo in cui si integrano molti ERP italiani di nicchia.
Make e AI: flussi ibridi
Una delle evoluzioni più utili è combinare Make con moduli AI. Esempio: un'agenzia riceve richieste via email → Make estrae il testo dell'email → lo passa a un modulo OpenAI con istruzioni specifiche (classifica la richiesta, estrai i dati chiave, suggerisci la risposta) → il risultato viene inserito nel CRM o mandato al commerciale su Slack.
Questo tipo di workflow ibrido è più sofisticato di una semplice automazione trigger-azione: combina automazione AI con orchestrazione dati. Non richiede un agente AI completo, ma aggiunge intelligenza ai passaggi che ne hanno bisogno.
Quando usare Make e quando evitarlo
Quando Make conviene
- Hai flussi con logica condizionale o più rami.
- Devi elaborare array di dati (es. righe di un foglio, lista di ordini).
- Il volume di operazioni è medio-alto e Zapier costerebbe troppo.
- Vuoi la trasparenza visiva del canvas per documentare i processi.
- Stai integrando strumenti che non comunicano tra loro nativamente.
Quando evitarlo (o valutare alternative)
- Hai solo flussi semplicissimi (trigger → singola azione): Zapier è più veloce.
- I tuoi dati sono altamente sensibili e non puoi usare cloud di terzi: valuta n8n self-hosted.
- Non hai nessuno in azienda disposto a imparare lo strumento: senza manutenzione i workflow si rompono.
- Il processo che vuoi automatizzare non è ancora stabile: automatizzare un flusso che cambia ogni settimana crea più lavoro che risparmiarlo.
Errori da evitare
- Automatizzare subito senza mappare prima il processo. Se non sai esattamente cosa entra, cosa esce e chi è responsabile del controllo, il workflow automatico replica il caos. Prima carta e penna, poi Make.
- Non gestire gli errori. Make ha un sistema di error handling (percorsi alternativi in caso di fallimento) che la maggior parte degli utenti ignora. Un modulo che fallisce silenziosamente può corrompere dati per settimane prima che qualcuno se ne accorga.
- Dimenticare i dati personali. Passare email di clienti, numeri di telefono o dati contabili attraverso decine di app senza un DPA firmato è una violazione GDPR. Art. 28 impone il contratto con ogni responsabile esterno del trattamento. Consulta un esperto legale prima di mettere in produzione flussi con PII.
- Non monitorare i consumi di operazioni. Make conta ogni azione come "operazione". Un flusso che itera su 500 righe usa 500 operazioni a esecuzione. Senza monitoraggio il piano si esaurisce e i workflow si bloccano.
- Abbandonare i workflow senza documentazione. Tra sei mesi non ricorderai perché quel filtro era impostato così. Usa i nomi dei moduli e le note di Make per documentare le scelte non ovvie.
Come applicarlo in azienda
- Identifica il processo più manuale e ripetitivo. Trascrivi a mano dati da email a CRM? Crei report copiando dati da più fonti? Quell'attività è il candidato numero uno.
- Verifica che le app coinvolte abbiano un'integrazione Make. Vai su make.com/en/integrations e cerca le tue app. Se mancano, verifica se hanno API REST o webhook.
- Costruisci il workflow minimo. Parti dal caso più comune, non dall'eccezione. Il 20% dei casi che coprono l'80% dei volumi è la versione 1.0 da testare.
- Testa con dati reali ma non critici. Usa un account di test o una pipeline parallela. Non mettere in produzione un workflow non testato su dati veri.
- Misura prima e dopo. Ore spese a settimana, errori registrati, tempo di risposta al cliente. Senza misura non c'è ROI, solo impressione.
- Mantieni e monitora. Imposta le notifiche di errore di Make per ricevere un alert su email o Slack quando un flusso fallisce. Assegna una persona responsabile della manutenzione.
Per capire quali altri processi si prestano all'automazione nella tua azienda, la guida cosa automatizzare in una PMI è un buon punto di partenza. Se invece ti interessa l'automazione dei documenti o la gestione automatica del CRM, Make è spesso la colla che unisce i pezzi.
Conclusione
L'automazione con Make non richiede sviluppatori né budget elevati: richiede processi chiari e la volontà di investire qualche ora nella configurazione iniziale. Per una PMI italiana che lavora con Gmail, Google Sheets, un CRM e un gestionale, Make è spesso lo strumento più accessibile per smettere di fare copia-incolla manuali e iniziare a far girare i flussi da soli.
Il limite non è la tecnologia: è avere un processo abbastanza stabile da poter automatizzare. Se i passi cambiano ogni settimana, il workflow si romperà ogni settimana. Se il processo è solido, un'automazione Make può recuperare ore ogni mese con pochi euro di licenza.
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FAQ
Cos'è Make (ex Integromat)?
Make è una piattaforma no-code per creare automazioni visive tra app e servizi. Funziona collegando moduli in una sequenza logica: ogni modulo corrisponde a un'azione su uno strumento (Gmail, Google Sheets, CRM, Slack…). È la versione rinominata di Integromat dal 2022.
Make è gratuito?
Make offre un piano gratuito con 1.000 operazioni al mese e 2 scenari attivi. È sufficiente per test e flussi leggeri. I piani a pagamento partono da poche decine di euro al mese e aumentano in base al numero di operazioni e scenari. Verifica il listino aggiornato su make.com.
Qual è la differenza tra Make e Zapier?
Zapier è più semplice per flussi lineari (trigger → azione), Make è più potente per flussi ramificati, con iteratori, filtri e moduli paralleli. Make tende a costare meno per volumi medi-alti di operazioni. Zapier ha più integrazioni native per app di nicchia. La scelta dipende dalla complessità del tuo workflow.
Make si integra con i software gestionali italiani?
Make ha connettori per i software più diffusi (Fatture in Cloud, TeamSystem Cloud, Docebo, Shopify, WooCommerce) e supporta l'integrazione generica via HTTP/API REST e webhook, quindi funziona anche con gestionali che espongono un'API, anche se non hanno un connettore nativo.
Serve saper programmare per usare Make?
No. Make è no-code: si costruisce trascinando moduli in un canvas visivo. Per workflow avanzati (trasformazioni dati, logica condizionale complessa) aiuta capire la logica di base di JSON e formule, ma non è necessario saper scrivere codice.
Make è conforme al GDPR?
Make Inc. (sede USA) ha un accordo DPA e offre server in EU. Se processi dati personali di clienti europei, devi firmarne il DPA, verificare che i dati restino su data center EU e documentare Make nel registro dei trattamenti ex Art. 30 GDPR. Per dati sensibili o situazioni complesse, consulta un esperto legale.
Quanto costa implementare Make in una PMI?
Il costo dipende dai workflow e dal volume di operazioni. Spesso si parte con il piano gratuito per validare, poi si passa a piani da 10-50 €/mese per usi regolari. Il costo principale non è la licenza ma il tempo di configurazione e test: da poche ore per flussi semplici a giorni per flussi complessi con più sistemi.




